Bullismo

Bullismo

Che cos’è il bullismo?

Con il termine bullismo si definiscono quei comportamenti offensivi e/o aggressivi che un singolo individuo o più persone mettono in atto, ripetutamente nel corso del tempo, ai danni di una o più persone con lo scopo di esercitare un potere o un dominio sulla vittima (Fonzi, 1997).

Caratteristiche del fenomeno sono l'intenzionalità, la persistenza nel tempo e l'asimmetria nella relazione.

I protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola o il quartiere.

I bulli agiscono pubblicamente comportamenti aggressivi nel tentativo di conquistare una posizione di dominanza nel gruppo. Per aumentare la probabilità di successo di queste manifestazioni pubbliche di potere, essi scelgono come vittime i coetanei ritenuti più deboli fisicamente o psicologicamente.

Coinvolti nel fenomeno sono il bullo, la vittima e anche chi assiste (gli osservatori).

La differenza tra le normali dispute tra bambini e gli atti di bullismo veri e propri consiste nella predeterminazione e nell'intenzionalità che caratterizzano questi ultimi, nella ripetitività nel tempo, nonché nella soddisfazione che gli autori di tali abusi ne traggono, nello squilibrio di potere tra il bullo e la vittima, con l’affermazione della supremazia del bullo sulla vittima (in termini di età, forza fisica, numerosità, ecc.) (Cullingford e Morrison, 1995).​

Diverse forme di bullismo

A seconda del tipo e dell'intensità del comportamento aggressivo, è possibile distinguere due diversi tipi di bullismo: il bullismo diretto che comprende prepotenze di tipo fisico (botte, spinte, prepotenze fisiche) e verbali (ingiurie, ricatti, intimidazioni, vessazioni, insulti, chiamare con nomi offensivi) e il bullismo indiretto basato su strategie di controllo e manipolazione sociale, come ad esempio indurre altri compagni ad attaccare la vittima anziché farlo in prima persona, oppure nel manipolare le relazioni sociali diffondendo pettegolezzi fastidiosi e offensivi, escludendo sistematicamente una persona dalla vita di gruppo per portarla ad un progressivo isolamento sociale. Altre strategie di questo tipo consistono nell’aggredire la vittima sminuendone il valore come persona, minacciandone l’autostima e impoverendo le sue relazioni di amicizia.

Il bullismo diretto, in particolare nella sua forma verbale, è quello percentualmente più frequente tra gli alunni delle elementari e delle medie mentre, soprattutto nelle sue manifestazioni fisiche, mostra una tendenza alla diminuzione con il crescere dell’età (Fonzi, 1997).

Il bullismo indiretto è la forma maggiormente usata dalle ragazze che, soprattutto dalla preadolescenza in poi, esercitano l’aggressività nei confronti di altre ragazze. (Lagerspetz e Björkqvist, 1994). Le femmine non sono meno ostili o meno portate al conflitto rispetto ai maschi ma lo fanno in maniera diversa: quando vogliono aggredire, invece di ricorrere alla violenza fisica, utilizzano mezzi alternativi per ottenere risultati analoghi.

L’ultima indagine italiana, effettuata su larga scala, è quella dell’Istat risalente al 2014. I risultati mostrano che poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti.

Il bullismo mina l’autostima e la dignità dei ragazzi e alla lunga può portare a situazioni di depressione e di ansia e comportamenti autolesivi.

Quando le azioni di bullismo si verificano attraverso Internet (posta elettronica, social network, chat, blog, forum), o attraverso il telefono cellulare si parla di cyberbullismo.


Le conseguenze psicologiche

Le conseguenze del fenomeno sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, possono essere gravi sia per le vittime, che per i bulli e gli osservatori (chi assiste).

Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici (es. mal di pancia, mal di testa) o psicologici (es. incubi, attacchi d’ansia), associati ad una riluttanza nell’andare a scuola. In caso di prevaricazioni protratte nel tempo, le vittime possono intravedere come unica possibilità per sottrarsi al bullismo quella di cambiare scuola, fino ad arrivare in casi estremi all’abbandono scolastico; alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, problemi sul piano relazionale, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui quelli d’ansia o depressivi.

I bulli possono invece presentare: un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole che possono portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia e sul lavoro.

Gli osservatori, infine, vivono in un contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumenta la paura e l’ansia sociale e rafforza una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.


Quali sono le caratteristiche del bullismo?

Perché si possa parlare di bullismo è necessario che siano soddisfatti alcuni requisiti:

  • i protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola;
  • gli atti di prepotenza, le molestie o le aggressioni sono intenzionali, cioè sono messi in atto dal bullo (o dai bulli) per provocare un danno alla vittima o per divertimento;
  • c’è persistenza nel tempo: le azioni dei bulli durano nel tempo, per settimane, mesi o anni e sono ripetute;
  • c’è asimmetria nella relazione, cioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce, ad esempio per ragioni di età, di forza, di genere e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo di suoi coetanei;
  • la vittima non è in grado di difendersi, è isolata e ha paura di denunciare gli episodi di bullismo perché teme vendette


A partire da queste premesse, è importante ricordare che il bullismo non è: 

uno scherzo: nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme, non di ferire l’altro;

un conflitto fra coetanei: il conflitto, come può essere un litigio, è episodico, avviene in determinate circostanze e può accadere a chiunque, nell’ambito di una relazione paritaria tra i ragazzi coinvolti.