Insonnia e disturbi del sonno

Insonnia e disturbi del sonno

Che cosa sono i disturbi del sonno

Dormire è un'esigenza primaria dell'essere umano, che dedica a questa attività circa un terzo della propria esistenza. Tuttavia, il bisogno di dormire differisce da soggetto a soggetto e si modifica nel corso della vita, tendendo a diminuire con l'avanzare dell'età.

I disturbi del sonno sono un gruppo di disturbi che non riguardano solo la quantità di tempo che riusciamo a dedicare al sonno, ma anche la qualità di quest’ultimo e la compromissione delle attività diurne conseguente ad un ritmo sonno-veglia alterato e non soddisfacente. Come riporta il DSM 5 (American Psychiatric Association, DSM 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Ed. Italiana Raffaello Cortina Editore, 2014) i disturbi del sonno si dividono in diversi tipi, tra cui il disturbo da insonnia, il disturbo da ipersonnolenza, la narcolessia, i disturbi del sonno correlati alla respirazione, i disturbi dell’arousal del sonno non REM, la sindrome da gambe senza riposo e il disturbo del sonno indotto da sostanze/farmaci.


I sintomi dell’insonnia

L’insonnia è un problema molto diffuso: secondo il National Institute of Health (State of Science Conference Statement , 2005) il 10% della popolazione generale ne soffre in modo cronico e persistente e circa il 20-30% ne soffre in modo transitorio (solo per alcuni mesi nell’arco dell’anno).

Secondo il DSM 5 (American Psychiatric Association, DSM 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Ed. Italiana Raffaello Cortina Editore, 2014) si parla di insonnia quando:​

​A. Viene riferita una predominante insoddisfazione riguardo la    quantità o la qualità del sonno, associata a uno (o più) dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà ad iniziare il sonno (nei bambini, questa può maniferstarsi come difficoltà ad iniziare il sonno senza l’intervento della persona che se ne prende cura).
  • Difficoltà a mantenere il sonno, caratterizzata da frequenti risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo essersi svegliati nei bambini, questa può maniferstarsi come difficoltà a riaddormentarsi senza l’intervento della persona che se ne prende cura).
  • Risveglio precoce al mattino con incapacità di riaddormentarsi

B. L’alterazione del sonno causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, scolastico, universitario, comportamentale o  in altre aree importanti.

C. La difficoltà del sonno si verifica almeno tre volte alla settimana

D. La difficoltà del sonno persiste per almeno tre mesi

E. La difficoltà del sonno si verifica nonostante adeguate condizioni per dormire.

F. L’insonnia non è meglio spiegata da, e non si verifica   esclusivamente durante il decorso di, un altro disturbo del sonno-veglia (per es. narcolessi, un disturbo del sonno  correlato alla respirazione, un disturbo circadiano del ritmo  sonno-veglia, una parasonnia).

G. L’insonnia non è attribuibile agli effetti fisiologici di una   sostanza (cioè una sostanza di abuso, un farmaco).

H. Disturbi mentali e condizioni coesistenti non spiegano adeguatamente il disturbo predominante di insonnia​

La durata del sonno non è quindi sufficiente a definire una condizione di insonnia: è necessario considerare anche la qualità del riposo e gli effetti che questo determina sul piano psicofisico.

In base alla durata, si distingue l’insonnia episodica i cui sintomi durano per almeno un mese ma meno di tre; l’insonnia cronica che si protrae per un periodo più lungo (almeno tre mesi o più) , e l'insonnia ricorrente, caratterizza da almeno due o più episodi di durata variabile, nell'arco di un anno.

​Esistono poi tipi di insonnie cosiddette sottosoglia (quando non tutti i criteri vengono soddisfatti) come quelle di tipo occasionale o situazionale, caratterizzate da episodi isolati o che compaiono per pochi giorni solitamente in periodi di stress o in seguito a cambiamento di abitudini, superati i quali tutto rientra nella normalità.

In relazione alle modalità di presentazione, si parla di insonnia "iniziale", quando si ha difficoltà ad addormantarsi (particolarmente frequente in chi non riesce a distogliere l'attenzione dai fatti della giornata); un'insonnia "centrale", quando il riposo è caratterizzato da risvegli ripetuti nell'arco della notte e dalla difficoltà a riaddormentarsi; un'insonnia "terminale", quando il risveglio è molto precoce ed è seguito dall'impossibilità di riaddormentarsi.

​L’intervento psicologico

Soffrire di insonnia significa quindi sì dormire male ma soprattutto vivere male anche durante la giornata; i disturbi del sonno infatti hanno effetti negativi sull’umore, sulla capacità di concentrazione, sulle performances lavorative e scolastiche, sui rapporti interpersonali e sulla qualità della vita e la salute in generale.

Irritabilità, sonnolenza e affaticamento sono le conseguenze più comuni di un cattivo riposo notturno e posso predisporre ad altri disturbi di stress, ansia e/o di umore.

Per ridurre o eliminare il problema dell’insonnia, talvolta può essere sufficiente intervenire sulle abitudini di vita (fare attività fisica durante il giorno, evitare di assumere caffeina o alcol la sera, modificare la propria alimentazione, evitare i sonnellini pomeridiani,ecc.) e sui fattori ambientali (il rumore, la temperatura nella stanza, la comodità del letto in cui si dorme, ecc.), agendo quindi sulla corretta applicazione delle regole di igiene del sonno.

Tuttavia nella pratica clinica, i trattamenti principalmente utilizzati per la cura dell’insonnia sono quelli farmacologici (ipnotici, antidepressivi, sedativi, ecc.). Le terapie farmacologiche soddisfano solo parzialmente e con importanti effetti collaterali il bisogno di sollievo dell’insonne, esponendolo peraltro al rischio di dipendenza.

E’ bene quindi utilizzare i farmaci come soluzione temporanea, per l’insonnia di tipo occasionale o situazionale e ricorrere invece all’aiuto di uno psicologo che possa offrire un’alternativa al farmaco, sviluppando risorse personali di gestione del sintomo, senza effetti collaterali e con un’efficacia duratura nel tempo.

L’intervento psicologico sui disturbi del sonno ha come obiettivo primario quello di migliorare la qualità/quantità del sonno e i sintomi diurni correlati (scarsa attenzione e memoria, difficoltà di concentrazione, ecc…).

Si avvale di tecniche cognitivo-comportamentali che prevedono:    

a) un intervento psicoeducativo sul sonno e sui meccanismi dell’insonnia illustrandone le cause e le conseguenze che con lo scopo di correggere le credenze irrealistiche rispetto al fabbisogno di sonno e alle conseguenze della sua carenza;

b) tecniche comportamentali finalizzate a sviluppare buone abitudini di sonno ed evitare i comportamenti che impediscono di dormire;

c) tecniche cognitive che aiutino il soggetto ad identificare prima e a modificare poi i comportamenti ed i pensieri che fungono da fattore perpetuante l’insonnia.