PSICOLOGIA ED ALIMENTAZIONE

Chiunque abbia provato a perdere peso corporeo si è reso conto della difficoltà che comporta seguire una dieta, imporsi una maggiore attività fisica, rinunciare ad occasioni sociali e via dicendo. E quanto sia ancora più difficile poi mantere l’agognato “peso forma”!  

Studi scientifici hanno dimostrato che  il 65% delle persone che segue una dieta recupera tutto il peso perduto nei 3 anni successivi. I numeri aumentano se la dieta è stata particolarmente restrittiva: in questo caso, solo il 5% riesce a mantenere il peso perduto. Foster G.D., Wyatt H.R., Hill J.O. (2010), "Weight and Metabolic Outcomes After 2 Years on a Low-Carbohydrate Versus Low-Fat Diet. A Randomized Trial”, Annals of Internal Medicine, 3, 153(3).

Appare quindi chiaro che combattere il sovrappeso con la sola riduzione della quantità di calorie introdotte non sia sufficente: occorre intervenire per favorire delle strategie di cambiamento dello stile di vita e qui entra in campo lo psicologo. 

Lo psicologo alimentare, attraverso un intervento di tipo psico-educativo, mira ad incrementare la consapevolezza rispetto alla fame emotiva, all’introito calorico, al senso di fame e sazietà, alla necessità di aumentare l’attività fisica e a tutte quelle situazioni che solo apparentemente sembrano lontane dal comportamento alimentare ma che tanto lo influenzano.

Utilizzando tecniche cognitivo comportamentali aiuta a modificare abitudini alimentari scorrette, stili di vita, schemi di pensiero disfunzionali e a gestire le proprie emozioni in maniera più efficace.

Solo così sarà possibile ottenere il mantenimento del peso perduto.

Lo Psicologo del Comportamento Alimentare è quindi una figura professionale chiave per la prevenzione e la riduzione di sovrappeso, obesità e patologie correlate che richiedono una modificazione dello stile di vita. Il suo intervento si inserisce nell’ambito della Psicologia della Salute, si integra in contesti multidisciplinari ed è rivolto a bambini, adolescenti e adulti.

La preparazione specifica e l’esperienza nell’Area dell’Alimentazione, oltre al continuo aggiornamento, sono fondamentali per poter operare con professionalità in questo ambito.

Ad oggi questa figura è riconosciuta ufficialmente solo dall’Ordine degli Psicologi del Lazio che ha creato la rete PASS (Psicologi Alimentari al Servizio della Salute) e che richiede agli psicologi che vogliono aderire all’iniziativa di possedere almeno 3 dei 5 requisiti minimi di competenza e formazione di seguito elencati, di cui necessariamente almeno uno fra i requisiti 1 e 2:
  1. specifica conoscenza teorico/pratica nell’Area della Psicologia dell’Alimentazione, documentata attraverso percorsi formativi specifici (corso di perfezionamento universitario o master, altri corsi di formazione teorico-pratico post laurea), della durata non inferiore alle 70 ore, anche cumulative;
  2. esperienza professionale clinica avente come oggetto l’area dell’Alimentazione (con esclusione del tirocinio post lauream) presso Enti, Associazioni, Ospedali, A.S.L. Centri dedicati, Centri Residenziali, o in regime di libera professione;
  3. annotazione come Psicoterapeuta;
  4. attività didattica svolta presso Università, Scuole di Specializzazione, Corsi di Formazione, Corsi di formazione Regionali, relativa all’ Area in oggetto;
  5. relazioni a Convegni, Pubblicazioni (riviste estere, riviste italiane, libri, capitoli di libri) nell’ area tematica in oggetto.

Nell'attesa e con l'auspicio che tale iniziativa venga allargata anche agli altri Ordini regionali, è importante sottolineare come  una specifica formazione nell’Area della Psicologia dell’Alimentazione sia  conditio sine qua non  per poter operare con la professionalità che questo ambito richiede.